38) Marx. La prima fase della societ collettivista.
Secondo Marx nella prima fase della societ collettivista l'uomo 
considerato solo per il suo lavoro, senza tener conto della sua
situazione umana specifica. La concezione borghese del diritto
rimane in vigore.
K. Marx, Critica del programma di Gotha (vedi manuale pagine 57-
58).

 All'interno della societ collettivista, fondata sulla propriet
comune dei mezzi di produzione, i produttori non scambiano i loro
prodotti; tanto meno il lavoro trasformato in prodotti appare qui
come valore di questi prodotti, come una propriet oggettiva da
essi posseduta, poich ora, in contrapposto alla societ
capitalistica, i lavori individuali non esistono pi come parti
costitutive del lavoro complessivo attraverso un processo
indiretto, ma in modo diretto. L'espressione reddito del lavoro,
che anche oggi  da respingere a causa della sua ambiguit, perde
cos ogni senso.
Quella con cui abbiamo da far qui,  una societ comunista, non
come si  sviluppata sulla propria base, ma viceversa, come emerge
dalla societ capitalistica; che porta quindi ancora sotto ogni
rapporto, economico, morale, spirituale, le macchie della
vecchia societ dal cui seno essa  uscita. Perci il produttore
singolo riceve - dopo le detrazioni - esattamente ci che le d.
Ci che egli ha dato alla societ  la sua quantit individuale di
lavoro. Per esempio: la giornata di lavoro sociale consta della
somma delle ore di lavoro individuale; il tempo di lavoro
individuale del singolo produttore  la parte della giornata di
lavoro sociale fornita da lui, la sua partecipazione alla giornata
di lavoro sociale. Egli riceve dalla societ uno scontrino da cui
risulta che egli ha prestato tanto lavoro (dopo la detrazione del
suo lavoro per i fondi comuni), e con questo scontrino egli ritira
dal fondo sociale tanti mezzi di consumo quanto costa il lavoro
corrispondente. La stessa quantit di lavoro che egli ha dato alla
societ in una forma, la riceve in un'altra.
Domina qui evidentemente lo stesso principio che regola lo scambio
delle merci in quanto  scambio di cose di valore uguale.
Contenuto e forma sono mutati, perch, cambiate le circostanze,
nessuno pu dare niente all'infuori del suo lavoro, e perch
d'altra parte niente pu passare in propriet del singolo
all'infuori dei mezzi di consumo individuali. Ma per ci che
riguarda la ripartizione di questi ultimi tra i singoli
produttori, domina lo stesso principio che nello scambio di
equivalenti di merci: si scambia una quantit di lavoro in una
forma contro una uguale quantit in un'altra.
L' uguale diritto  qui perci ancora sempre, secondo il
principio, il diritto borghese, bench principio e pratica non si
azzuffino pi, mentre lo scambio di equivalenti, nello scambio di
merci, esiste solo nella media, non per il caso singolo.
Nonostante questo progresso, questo ugual diritto reca ancor
sempre un limite borghese. Il diritto dei produttori 
proporzionale alle loro prestazioni di lavoro, l'uguaglianza
consiste nel fatto che esso viene misurato con una misura uguale,
il lavoro.
Ma l'uno  fisicamente o moralmente superiore all'altro, e
fornisce quindi nello stesso tempo pi lavoro, oppure pu lavorare
durante un tempo pi lungo; e il lavoro, per servire come misura,
dev'essere determinato secondo la durata o l'intensit, altrimenti
cesserebbe di essere misura. Questo diritto uguale  un diritto
disuguale per lavoro disuguale. Esso non riconosce nessuna
distinzione di classe, perch ognuno  soltanto operaio come tutti
gli altri, ma riconosce tacitamente la ineguale attitudine
individuale, e quindi capacit di rendimento, come privilegi
naturali. Esso  perci, pel suo contenuto, un diritto della
disuguaglianza, come ogni diritto. Il diritto pu consistere
soltanto, per sua natura, nell'applicazione di una uguale misura;
ma gli individui disuguali (e non sarebbero individui diversi se
non fossero disuguali) sono misurabili con uguale misura solo in
quanto vengono sottomessi a un uguale punto di vista, in quanto
vengono considerati soltanto secondo un lato determinato: per
esempio, nel caso dato, soltanto come operai, e si vede in loro
soltanto questo, prescindendo da ogni altra cosa. Inoltre: un
operaio  ammogliato, l'altro no; uno ha pi figli dell'altro,
eccetera eccetera Supposti uguali il rendimento e quindi la
partecipazione al fondo di consumo sociale, l'uno riceve dunque
pi dell'altro, l'uno  pi ricco dell'altro e cos via. Per
evitare tutti questi inconvenienti, il diritto, invece di essere
uguale, dovrebbe essere disuguale.
Ma questi inconvenienti sono inevitabili nella prima fase della
societ comunista, quale  uscita, dopo i lunghi travagli del
parto, dalla societ capitalistica. Il diritto non pu essere mai
pi elevato della configurazione economica e dello sviluppo
culturale, da essa condizionato, della societ.
K. Marx- F. Engels, Opere scelte, Editori Riuniti, Roma, 1969 2,
pagine 960-961.
